Il metacostruttivismo rappresenta un’evoluzione dell’epistemologia costruttivista che ha individuato un livello di astrazione superiore di questo modello di indagine.

Se il costruttivismo ha mostrato come si possa lavorare su parti diverse di quella che abbiamo sempre definito realtà come data ed immutabile generando delle tecniche euristiche per operare dei cambiamenti lavorando sui codici di osservazione invece che sulla presunta natura dell’oggetto osservato, il metacostruttivismo pone le basi per elaborare delle tecniche volte a percepire e spostarsi sui piani di realtà proprio come se si trattasse di layer di programmi di computer graphic (es. Photoshop). Nel fare questo parte dall’assunto che neppure della realtà di cui siamo certi di sapere in realtà sappiamo un gran che: siamo in grado di osservare che certi nostri interventi (techné) mutano le condizioni di partenza del sistema o gli output di una black box insondabile che poi noi, applicando al fenomeno la parolina magica “perché”, la rendiamo dicibile all’interno di dei codici semantico-sintattico che siamo soliti chiamare “linguaggi”.

Questo modello trae origine dal lavoro teorico di Ennio Martignago

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