La densità fisica del reale

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Nel 2013 venne messo in orbita un satellite battezzato con il nome di uno dei padri della teoria dei Quanti, Plank. A valle di una lunga serie di analisi basate sugli spettri di frequenze rilevati si potè tracciare una mappa della macro-composizione dell’Universo dalla quale si è potuto evincere che più della metà di esso è costituita di energia impercettibile, neppure il 5% di elementi aventi un corpo che riusciremmo a percepire, mentre quello che rimaneva era una qualche materia che rimane del tutto oscura ai nostri sensi e quindi alla nostra comune interpretazione.

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Questo non significa peraltro che si sia in grado di essere consapevoli di ciò che potremmo percepire!

La realtà è costituita di una densità impressionante di soggetti e fatti la cui quasi totalità è del tutto al di fuori della nostra capacità di percezione e, infinitamente di più, della soglia di attenzione dei più sensibile di noi.

Una moltitudine inimmaginabile di corpi di diversa natura e materia agiscono simultaneamente in una microfrazione di nanosecondi e quello che chiamiamo realtà non è che il loro insieme.

Come si può facilmente evincere, siamo lontani galassie di anni luce da quello che il più pragmatico di noi definisce essere “realtà” in contrapposizione alla “teoria”, al punto che la teoria diventa molto più concreta della superstizione di percepire ciò che esiste nella realtà proprio perché può immaginare anche se in maniera formale un’approssimazione concettuale a quello che è realtà.

In definitiva, noi non sappiamo niente e non potremo MAI saperlo nonostante ci si muova come fossimo padroni di questa consapevolezza.

Ad aggravare la nostra posizione, c’è da aggiungere che anche ciò che crediamo di percepire non è il fenomeno in sé, l’oggetto, l’azione, il fatto nudo e crudo, ma sempre e solo il suo significato.

“La mamma ha dato un bacio al suo bambino” non è un “fatto”, ma un racconto, la strutturazione all’interno di un codice assolutamente restrittivo di una selezione di eventi percepiti inerenti a degli aggregati (mamma, bambino, azione di baciare, bacio, ecc…) che non sono dei fatti, ma delle riduzioni in scala uno a un miliardo dei fatti scelti per essere inseriti in una formina, un nome, un concetto.

Per questo, se è vero che la realtà non dipende da noi, nello stesso modo, se affermiamo che noi non percepiamo la realtà ma creiamo delle operazioni con i poveri significati all’interno dei quali costringiamo a comprimersi le nostre selezioni percettive, il fatto che si possa cambiare il significato di questa selezione che chiamiamo realtà equivale a dire che noi si può cambiare la realtà per come la intendiamo anche se l’altra realtà, quella vera, continuerà in tutta la sua densità a noi incomprensibile ad avvenire del tutto indifferente alla nostra esistenza e alla nostra traduzione in significati.

In estrema sintesi…

Le Realtà sono delle nostre Storie

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