La resa dello sciamano — Volontà, primo e ultimo atto

Lo sciamano è in fondo un essere che vive una propria solitudine, spesso sorridendo e non di rado nel centro del rumore e della gente convinta dei valori della vita di tutti. Non si tratta solo di un qualche don Juan o l’uomo della medicina pellerossa o l’aborigeno australiano, ma anche di un certo tipo di terapeuta o counselor dei giorni nostri che somiglia all’eremita dei tarocchi o al Diogene di Sinope di allora e dei tanti, per lo più ignoti, che lo hanno preceduto e seguito.

Per quanto si legga dalle pubblicità e dagli scritti non meno pubblicitari dei guru del benessere a tutti i costi, i miracoli per davvero non li fa e non li ha fatti nessuno. E su una cosa in particolare neppure Gesu Cristo o Shakyamuni Buddha si sono mai spinti, e questa si chiama Volontà.

Atteggiamenti impossibili
“Voglio vivere da adolescente fino a 90 anni” non significa “Voglio vivere al meglio i miei 90 anni”. Sulla seconda domanda dell’aiuto può essere dato, sulla prima proprio no, soprattutto perché si basa su uno stereotipo sbagliato: che il bene si trovi dove tu non sei.
“Voglio avere un rapporto ma essere libero, voglio l’amore ma che non mi rompa le scatole, voglio modificare la mia rappresentazione della realtà ma nella realtà convenzionalmente condivisa…”, “Voglio che la vita sia come la voglio io, senza neppure lontanamente prendere in considerazione di adattarmi agli eventi, al mondo (e non sto dicendo “subendolo”, ma lottare e impegnarmi per farlo migliore comporta sempre una forma di accettazione e di negoziato) altrimenti mi lascio andare o mi ammazzo”,

Modi di pensare di questo genere non hanno futuro e nessuno sciamano può agire contro la volontà della persona, anche perché l’unica soluzione sarebbe quella di manipolarla, ma a quel punto tanto varrebbe lasciare che faccia quello che vuole.

Esistono tante tecniche per lavorare sulla volontà, ma la premessa sine qua non prevede che lo si voglia fare, o almeno che non lo si rifiuti — ma con la massima convinzione.

Purtroppo, quello che noto attorno a me è che, come la “patologia” più diffusa è quella della depressione che il più delle volte sarebbe più corretto esprimere come “vittimismo con rifiuto verso la lotta”, nello stesso modo l’obiettivo che le persone si pongono è uno e semplice:

rivendicare il diritto ad avere la botte piena e la moglie ubriaca

e tutto ciò in genere gratuitamente e senza sforzo, magari con i riflettori del celebre “quarto d’ora di notorietà” narcisistico.

Avere la botte piena e la moglie ubriaca è una condizione possibile a fronte di compromessi più o meno fortunati. Costruire su questo una vita è malato. Quanti malati chiedono una terapia, per non cambiare. Caso mai perseverando fino al parossismo

Di fronte a questo stato di cose, allo sciamano urbano non resta che tornare alla sua botte come Diogene: almeno non gli toccherà indebitarsi con il fisco!

Il grande Piero Ferrucci ricorda così il suo “grande maestro” Roberto Assagioli in un passaggio riguardante il ruolo che per questo aveva la volontà intesa come scelta e come esercizio.
(…) In questo lavoro è centrale il ruolo della volontà, che Assagioli considerava la “Cenerentola della psicologia”. Lui la ricuperò dal dimenticatoio in cui l’aveva relegata la psicanalisi, e le diede un ruolo centrale nella sua psicosintesi. Però si tratta di una volontà rinnovata: non il pugno di ferro, il volli fortissimamente volli, l’autoritarismo, ma la volontà come padronanza di sé e capacità di interagire attivamente col mondo anziché essere vittima delle circostanze — un tratto comune, quest’ultimo, a tutti i nevrotici di questo mondo (…) Parlavo con una donna che lo aveva incontrato una volta. Riferendomi della sua conversazione con lui, mi disse che Assagioli le aveva consigliato di leggere il saggio di Emerson Self reliance. Mi spiegò che in quel saggio Emerson parla dell’importanza di basarsi sulle proprie idee e sulla propria esperienza anziché appoggiarsi a ciò che dicono le autorità, i saggi, i grandi pensatori. Tutto ciò che viene da noi è più autentico, è di prima mano e vale di più di qualsiasi convinzione sia ereditata da qualcun altro. In quel preciso momento io ebbi la sensazione precisa e intensa che Assagioli stesse comunicando con me, che mi dicesse, ora devi fare da solo, fidati di te stesso. Quale migliore ultimo insegnamento poteva dare un grande maestro?​

Da 20Lines
(vedi anche https://medium.com/interferenze-2014/57cc655b0d01​)

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